domenica 26 febbraio 2012

Conosci la tua velocità

E' essenziale conoscere la propria velocità.

Quando pratichiamo. Ma anche non. Cosa vuol dire esattamente conoscere la propria velocità? Sapere quanto facciamo nei 200 metri? No. Non si tratta di questo ovviamente, come sempre. Conoscere la propria velocità significa non spaventarci di fronte all'inaspettato, gestire il momento dinamico della tecnica senza accelerare (la paura, la foga nel concludere la tecnica, come se avessimo qualcuno che tiene il nostro tempo) ma armonizzandoci con il nostro partner d'allenamento, saper valutare il momento di un'entrata, l'inizio di uno squilibrio, così come il fermare l'azione se è necessario, se non vi è risposta, comunicazione, se è così che ha scelto la persona che con noi sta praticando Aikido in quell'esatto momento.
Conoscere questo, significa in misura sottile conoscere meglio noi stessi, la nostra paura appunto, che va gestita, non allontanata frettolosamente (indagata, piuttosto: perchè abbiamo paura? Che cosa ci fa paura?), ci permetterà di poter finalmente valutare quello che è il prossimo passo, così importante, fondamentale, sia che ci si ritrovi su un tatami, sia nella vita di tutti i giorni. Non crederete mica, che l'Aikido serva solo a sconfiggere gli avversari immaginari che la nostra mente va a creare (il cattivo dei film di Steven Seagal)? Divene molto più utile e profondo, se si riesce ad andare oltre questa lucida superficie che ci rassicura, ma che è immaginaria, dunque ci inganna per davvero. Il prossimo passo, che è sempre evoluzione nel cammino, che ci deve accompagnare. E si tratta di cammino, non di "corsa", dunque sapere a che velocità andiamo, comincia così ad essere notizia rilevante, per nulla da ignorare.
Ma se è vero tutto questo astratto, quanto è vero nel momento del confronto, tra le mura del nostro dojo? In questo sta appunto tutto il nostro lavoro. Riconoscere il nostro tempo, ci aiuterà inevitabilmente a conoscere e tenere il tempo del nostro avversario, nell'auspicabile prospettiva della continuità, quando questa sarà richiesta (non da noi), nel ritmo spezzato, quando questo sarà imposto (questo sì, da noi). Ovvio che si tratti di uno studio complesso, una ricerca che non ha mai davvero fine (per fortuna, aggiungo), che ci vede impegnati ad ogni scambio, di volta in volta, con persone differenti così come con la stessa, ma che per inevitabile natura, mai si proporrà sempre ugualmente perfetta.  Divenendo così, con questa proposta sempre nuova, il vero tesoro del nostro allenamento, la vera ricchezza da far fruttare per il bene della nostra crescita, attraverso l'Arte che abbiamo deciso di seguire, attraverso un Aikido che per tutte queste ragioni, non sta mai fermo, di cui dovremmo imparare a conoscere la vera velocità.

2 commenti:

  1. già
    praticare, praticare, praticare!

    Andrea T.

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